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Dopo il restauro della pellicola, torna il capolavoro del regista giapponese Ozu Yasujiro.
La storia di Tokyo: genitori e figli, distanti allora come ora
Vivere oggi: poco tempo per fermarsi, poco tempo e poca voglia di ascoltare. Oggi bisogna comunicare tutto a tutti ma in breve tempo e in fretta. E i figli? Sono oggi più lontani dai propri genitori?
Per chi dà la colpa della distanza tra genitori e figli alla società di oggi c’è un meraviglioso film di più di cinquant’anni fa a contraddirlo: La storia di Tokyo del maestro giapponese Ozu Yasujiro (Tokyo monogatari, 1953), conosciuto in Italia come Viaggio a Tokyo, ora disponibile nella versione originale in dvd pubblicata da Raro Video di Gianluca e Stefano Curti Editori e curata da Donatello Fumarola ed Enrico Ghezzi.
Da Onomichi, piccolo paese sul mare del Giappone meridionale, Hirayama Shukichi (Ryu Chishu) e sua moglie Tomi (Higashiyama Chieko) partono alla volta di Tokyo, dove vivono due dei loro figli. Il film si apre con la casa dei genitori che preparano con cura i bagagli del viaggio programmato da tanto tempo e ora finalmente vicino. Dopo l’iniziale calda accoglienza del figlio medico e della figlia parrucchiera, i loro impegni di lavoro e di famiglia li allontanano dai genitori e la permanenza di Shukichi e Tomi si fa ogni giorno più ingombrante. Ad accompagnarli nelle strade di Tokyo in piena crescita di quartieri e ricchezze è Noriko (Hara Setsuko), la giovane vedova del loro figlio morto in guerra, che dedica più tempo di tutti ai suoceri chiedendo permessi all’ufficio dove è impiegata.
Ma Tokyo è una sorda isola incomprensibile per Shukichi e Tomi: lui passa il suo tempo seduto sul tetto della casa del figlio, l’unico posto da dove si possono vedere le nuvole e i tetti infiniti, lei gioca con il suo nipote più piccolo che corre troppo per ascoltarla.
Poi, per decisione di entrambi i figli, Shukichi e Tomi sono inviati in vacanza nella località termale di Atami, a sud di Tokyo. La bellezza del posto e il benessere delle acque calde non riescono però a farli riposare; la notte devono fare i conti con il caldo, le zanzare e la musica degli ospiti più giovani dell’albergo.
Il Giappone cambia velocemente, l’Imperatore è ormai un uomo come tanti, solo un po’ più silenzioso, non ha nessuna essenza divina Il Giappone cancella con lo sviluppo tecnologico e industriale le irrimarginabili ferite della guerra. Il Giappone cambia e, soprattutto nelle grandi città, non c’è più posto per i sopravvissuti della vecchia era. Quanto avviene, soprattutto in una società come quella nipponica profondamente legata al culto degli antenati e dei genitori, genera un terremoto tra “sopravvissuti” (i genitori) e “viventi” ( i figli).
Davanti allo spettacolo dell’alba sul mare di Atami, Tomi ha un mancamento e ha bisogno dell’aiuto del marito per rialzarsi. Di ritorno a Tokyo in anticipo dalle terme, Shukichi si ubriaca di sake con alcuni suoi vecchi amici e ammette la propria delusione senza amarezza e rancore per i figli. Tomi invece dorme dalla nuora vedova, che l’accoglie nella sua piccola casa per la notte.
Dopo il ritorno ad Onomichi sarà ancora una volta Noriko la più vicina a Shukichi e Tomi. Vicina ai suoceri anche nella sublime fine del film, quando Shukichi le consiglia paternamente di risposarsi e non pensare più al marito ucciso.
Tokyo monogatari è l’immagine reale e poetica della frattura eterna tra genitori e figli. Lontano da ogni insegnamento morale, Ozu non condanna nessuno dei suoi personaggi. Con le proprie miserie e malinconie, i personaggi di Viaggio a Tokyo sono reali e alla fine del film si ha l’impressione di aver assistito alla vita, non ad una pellicola. Questo è il vero incanto di Tokyo monogatari, un film fatto di cose, luoghi, uomini e donne. Un film che segue in tutto la poetica visiva di Ozu Yasujiro, sulla cui tomba nel tempio di Engaku a Kita-Kamakura insieme ai fori la gente posa sake e birra, le stesse passioni dei suoi personaggi incarnati.





