Testi
La pace del cuore in una tazza di tè
a cura dell'Associazione Culturale Urasenke di Milano
La popolarità del tè è universale, ma in Giappone l'atto di preparare e bere il tè ha acquisito un significato estetico ed ha raggiunto una evidente connotazione artistica. In Giappone, quando qualcuno è invitato a bere il tè , deve arrivare in anticipo, sedere in una piccola stanza e godere della compagnia degli altri invitati, distaccandosi dagli eventi quotidiani. L'anfitrione avrà già pulito la piccola stanza, appeso anche la "scrittura", acceso il fuoco per scaldare l'acqua per il tè, così come avrà scelto e preparato un piccolo pasto con la speranza di rendere la riunione la più piacevole possibile. Questo incontro è la manifestazione esteriore di una sensibilità interiore che viene acquisita attraverso lo studio e la disciplina del Chado, la via del tè. Chado è un termine relativamente recente che serve a definire la disciplina dell'atto di preparare e bere il tè che ha avuto origine nel XV secolo. Il tè verde in polvere, che per consuetudine si beve durante la riunione, in origine venne importato dai monaci Zen che tornavano in patria dopo aver compiuto i loro studi in Cina nel XIII secolo. In quel periodo il tè veniva usato come leggero stimolante per aiutare i monaci durante gli studi e la meditazione ed era considerato anche un'erba medicinale.
Da queste semplici origini i maestri del tè, devoti del Chado, sono giunti ad una forma estetica che ha permeato la cultura giapponese. C'è stato però un maestro del tè che per tutta la vita ha fatto di questa disciplina una pratica di vita confermando il Chado come mezzo per cambiare la propria vita in un cammino interiore. Questo maestro del tè era Sen Rikyū (1521 - 1591).
Figura di primo piano nelle arti come nella politica di quel tempo, gli ideali estetici di Sen Rikyū sono divenuti oggi il fulcro delle arti e dell'artigianato giapponese. Sen Rikyū ha raccolto i principi fondamentali del Chado nelle seguenti quattro parole: WA, KEI, SEI e JAKU. WA significa armonia. Armonia tra le persone e con la natura, l'armonia degli utensili e la maniera in cui essi vengono usati. KEI significa rispetto. Rispetto verso tutte le cose ovvero sincera gratitudine per la loro esistenza. SEI significa purezza e si riferisce sia alle cose fisiche che ad una purezza interiore. Infine JAKU significa tranquillità e pace della mente ed è conseguente alla realizzazione dei primi tre principi. Questi principi non restano ideali astratti: devono venire realizzati tramite i gesti della preparazione, dell'offerta e del bere una tazza di tè.
Nella cerimonia del tè l'elemento principale è la "serenità con una tazza di tè", la possibilità di creare una comunicazione diretta, anche non verbale, tra i partecipanti.
Se i gesti non sono fluidi e rilassati non si crea serenità. Per questo sono molto importanti la postura fisica e una respirazione profonda. Solo con una corretta respirazione si potrà essere consapevoli dell'azione che si compie e di tutto ciò che ci circonda. Saremo nello stesso tempo presenti e trasparenti. Con la trasparenza e la comunicazione diretta è possibile percepire tutto, non solo nei rapporti tra esseri umani ma anche nel rapporto con un fiore.
Ogni oggetto viene pulito davanti agli ospiti, gesto che induce calma e pulizia interiore. La tazza dopo essere stata lavata e riscaldata con acqua calda, viene asciugata, vi si versa il tè in polvere che viene amalgamato in altra acqua calda con un frullino di bambù e agli ospiti viene offerto un dolce e la bevanda. Tutti i gesti, eseguiti in modo estremamente minuzioso, seguono regole precise che non sono vuoto formalismo ma servono a creare un'atmosfera di vera comunicazione.
Se riusciamo a creare serenità attraverso il rituale della cerimonia del tè, possiamo anche trasformare ogni nostra azione in un mezzo per trasmettere questo stato d'animo e per trovare il nostro vero essere. Questo è vivere lo Zen in ogni momento della vita.





